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RIPRENDE LA RASSEGNA MUSICALE

RIPRENDE LA RASSEGNA MUSICALE 

A grande richiesta a partire da maggio riprende dopo due anni di chiusura in Borsieri e a Regoledo la rassegna musicale che in passato ha coinvolto i nostri ospiti e il territorio. La rassegna viene svolta con il finanziamento della Fondazione Comunitaria del Lecchese e vede la collaborazione di Fondazione Sacra Famiglia, Fondazione Borsieri e Associazione Mikrokosmos.

Quest’anno la rassegna, che per la prima volta coinvolge anche la sede di Perledo, è dedicata ai soli ospiti, i concerti saranno fatti all’aperto sfruttando il nostro giardino e le balconate che si affacciano su di esso dalla RSA e dagli APA.

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FONDAZIONE SACRA FAMIGLIA CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA

FONDAZIONE SACRA FAMIGLIA DIVENTA SEDE UNIVERSITARIA DEL CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA 

Fondazione Sacra Famiglia e Università degli studi di Milano hanno siglato una convenzione che prevede l’avvio di attività didattica del Corso di laurea in infermieristica presso la sede di Cesano Boscone (MI).

Da settembre i primi 30 studenti e studentesse inizieranno la loro formazione nelle strutture di Sacra Famiglia e del suo ospedale Casa di Cura Ambrosiana 

Fondazione Sacra Famiglia entra nel novero delle strutture accreditate in cui si svolgerà, a partire da settembre 2022, l’attività didattica del Corso di laurea in infermieristica dell’Università degli Studi di Milano.

Sacra Famiglia diventa così la diciassettesima sede didattica del Corso e l’unica struttura anche di tipo sociosanitario nell’ambito della Provincia di Milano, nonché una delle poche in Italia.

Con questo accordo la Fondazione conferma il suo impegno in campo formativo e nello sviluppo di collaborazioni che favoriscano la crescita professionale e personale degli operatori e l’innovazione dei servizi per bambini, adulti e anziani affetti da disabilità gravi e gravissime.

Prendere parte attiva nella formazione dei nuovi studenti particolarmente coinvolgente in questi tempi di grande e prolungata carenza di personale infermieristico. Secondo una recente denuncia di Uneba Lombardia, l’associazione che riunisce oltre 450 enti del terzo settore sul territorio, mancano – solo nell’ambito sociosanitario – circa quattromila infermieri nella Regione.

La Fondazione Sacra Famiglia è dunque il primo ente sociosanitario a entrare nel novero delle sedi di questo corso di laurea.

Sottolinea Carla Dotti, direttore sanitario di Fondazione Sacra Famiglia: “Sentiamo forte il nostro compito di far conoscere al mondo sanitario quello sociosanitario per sfatare l’antico pregiudizio che sia un ambito di ‘attesa e custodia’. Operare nelle RSA o nelle RSD può offrire, oltre a grande soddisfazione personale, anche spazi di autonomia professionale che certamente l’organizzazione ospedaliera non consente alle figure infermieristiche. Gli studenti e le studentesse che si formeranno nelle nostre sedi, inoltre, avranno la possibilità di lavorare anche nel settore dell’assistenza domiciliare, area in grande evoluzione su cui la nostra organizzazione sta investendo notevolmente e su cui anche a livello nazionale l’attenzione è molto alta.”

I primi 30 studenti saranno accolti a settembre e saranno seguiti da un direttore didattico e da due tutor. Le lezioni teoriche e di laboratorio si svolgeranno presso il Centro Formazione Moneta di Sacra Famiglia che mette a disposizione otto aule multimediali, tra cui un laboratorio informatico e uno spazio di tirocinio attrezzato.

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ELIASSANews

La storia di Eliassa: Tutto è cominciato con un sì

La storia di Eliassa: Tutto è cominciato con un sì

Eliassa era perplesso: quella educatrice, incontrata in Sacra Famiglia, era diversa. Lui faceva di tutto per ignorarla e metterla alla prova, ma lei non mollava. Comincia così, per questo ragazzo fuggito dall’Africa, un percorso nuovo che l’ha portato a lavorare, studiare e pubblicare un libro di poesie. E a sognare sempre in grande.

 

Faccio la faccia da africano?» Scherzava Eliassa mentre si metteva in posa per le bellissime foto di queste pagine. «E perché, com’è la faccia da africano?» Eccola: pugni serrati, sguardo truce, atteggiamento chiuso, in difesa. Eliassa è arrivato così in Italia, sei anni fa, come tanti, a bordo di un barcone. Con la faccia da africano e una buona dose di coraggio, a soli 19 anni fuggiva dal suo Burkina Faso (i motivi non vuole dirli, ma ci devono essere, per avergli “meritato” un permesso per motivi umanitari). Oggi questo ragazzo sorridente dalle treccine che gli cascano continuamente sulla fronte parla un perfetto Italiano, lavora di giorno e studia di sera, sogna la laurea e una casa tutta sua. Ma non è stato per niente semplice arrivare fin qui: «Eliassa è speciale», chiarisce subito Chiara Colombo, 53 anni, educatrice del Centro per richiedenti asilo Il Sestante di Sacra Famiglia, in cui oggi sono accolti 15 migranti.

TUTTO È COMINCIATO CON UN SÌ.

Appena ottenuta la protezione umanitaria arriva in Sacra Famiglia al Centro per richiedenti asilo il Sestante. «Sono sceso dalla macchina e ricordo di aver visto Chiara sulle scale che mi aspettava, con gli altri operatori», racconta. «Mi hanno portato dentro e mi hanno mostrato la mia stanza… erano gentili, ma io non sapevo ancora se questa volta potevo fidarmi, ero chiuso, insofferente». Chiara annuisce. Anche lei si ricorda quel periodo e tutti i “test” che faceva Eliassa: «Sono fatto così», conferma lui. Inizia così una specie di “tira e molla” tra Chiara e quel nuovo arrivato in cui lei, lo intuisce, probabilmente c’è molto di più di quanto non dia a vedere. Sono tante le richieste che Eliassa si sente rivolgere, ma all’inizio non lo accetta. «Continuava a darmi ordini», dice guardando Chiara con gli occhi che ridono, «mi davano fastidio, così li ignoravo. Poi mi sono chiesto: perché anche se io non le do retta, lei non si arrabbia? Questo mi ha colpito. Non mi trattava male, non minacciava di buttarmi fuori. Strano, in tutti gli altri posti era: “Se non fai quello che ti dico, te ne vai”. Chiara no, era diversa…. Continuavo a chiedermi: perché non si stanca mai di me?». Finalmente, quel ragazzino con la “faccia da africano” montata per difesa, è messo di fronte a una logica diversa da quella gerarchica, a una relazione gratuita, a qualcuno disposto ad aspettarlo e a investire su di lui. Stavo quasi per mollare, dice Chiara … quando, all’improvviso, mi ha detto il primo sì». A inizio 2019 Eliassa accetta infatti di intraprendere il Servizio Civile proprio in Sacra Famiglia, diventando volontario in una Unità con pazienti psichiatrici e disturbi del comportamento. «Non era esattamente quello che sognavo», confessa con sincerità e il suo solito, disarmante sorriso. «Io volevo essere pagato bene e fare un lavoro “vero”, ma visto che Chiara mi sfidava a dare il meglio di me ho risposto va bene, questa volta non ti dico di no». E meno male. Il contatto con gli ospiti, la routine fatta di presenza in reparto e rapporti con gli operatori, la delicatezza del compito arricchiscono Eliassa e gli regalano, oltre a tante soft skills («ero impaziente, ho imparato la pazienza»), una buona dose di fiducia in se stesso e un suggerimento per il proprio futuro lavorativo. Dopo quell’esperienza, infatti, riesce a inserirsi come operatore notturno in una comunità per minori stranieri non accompagnati. L’ambiente gli piace, la cooperativa che gestisce il Centro lo fa crescere.

«Il Sestante ha realizzato il progetto fortemente voluto dal Comune di Cesano “Indovina chi viene a pranzo”, per favorire l’integrazione dei giovani migranti in alcune famiglie della città, opportunamente formate», spiega Chiara. «Tra i volontari disposti a partecipare, affiancandosi a un nostro ospite, c’era anche Giacinta». Chiara la conosce, le parla, ne intuisce l’empatia e il calore umano, e il pensiero va subito a Eliassa e ai suoi test. Se c’è qualcuno capace di superarli, quella è Giacinta, che oltretutto ha un figlio ventenne. Così, una sera a cena, inizia un rapporto di affetto, stima e vicinanza che continua ancora oggi e che per Eliassa rappresenta un punto fermo, un sostegno, un abbraccio, e anche di più: «Giacinta è mia madre», dichiara di getto, senza tentennamenti. «Mi ascolta, mi aiuta, non mi giudica, non mi rimprovera, mi guida. E soprattutto, mi ha convinto a rimanere in Italia, perché io ero deciso ad andare via».

Ma adesso non potrebbe: «Non vado via perché altrimenti ferirei Giacinta. Lei ci tiene, a me, e io tengo a lei. Pensa che è stata l’unica persona a cui ho letto le mie poesie». Poteva forse mancare questo tassello, nella sorprendente personalità di Eliassa? Non solo una passione, o uno sfogo privato per fissare su carta pensieri e paure, ma un dono riconosciuto anche da un concorso che l’ha premiato con la pubblicazione dei suoi scritti. Dopo tanti ostacoli e incertezze, il futuro appare oggi molto, molto promettente e pieno di nuove opportunità. Dopo la maturità, l’idea è iscriversi all’università, magari per diventare quello che sogna di fare “da grande”: l’insegnante. O meglio, il maestro elementare. «Mi piace stare con i bambini», conclude Eliassa, «vorrei insegnare loro a lottare contro i pregiudizi».

Eliassa, 25 anni, nato in Burkina Faso. In Italia dal 2016, è stato accolto dal Centro SAI Il Sestante di Sacra Famiglia. Oggi lavora in una falegnameria e studia alle scuole serali.

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Funeral Home: GIACOMO PER NOI

Funeral Home: GIACOMO PER NOI

Giacomo Poretti sarà al teatro Cristallo di Cesano Boscone il prossimo 16 maggio alle ore 21 con un nuovo spettacolo, per raccogliere fondi per Fondazione. In scena con lui la moglie, Daniela Cristofori.

Una coppia di anziani, lui e lei, si sta recando a un funerale. Lei è tutta in ghingheri, tailleur e gioielli, lui è un misto tra abito da cerimonia e gita fuori porta. Lei vuole andare, arrivare presto, lui non ne ha la minima voglia. Eccoli qua, Rita e Ambrogio, siamo alle solite: litigano e si lanciano battutine ironiche, proprio come una sorta di riedizione della celebre coppia Mondaini-Vianello. Ma questo è solo l’inizio del nuovo, divertentissimo spettacolo di e con Giacomo Poretti e Daniela Cristofori, sua consorte anche nella vita: Funeral Home che, a dispetto del nome, non è affatto triste ma, anzi, davvero esilarante.

Non ci credete? Tra poco potrete “toccare con mano” grazie alla collaborazione tra Sacra Famiglia e Poretti, che porterà in scena Funeral Home, il 16 maggio, al teatro Cristallo di Cesano Boscone, in una serata di raccolta fondi a favore dei nostri progetti per le persone fragili. Giacomo Poretti, 65 anni, “il 33,33% del Trio più famoso d’Italia”, ha da qualche tempo intrapreso una carriera da attore “solista” con ottimi risultati. Direttore artistico del teatro Oscar deSidera di Milano, sta portando in giro per l’Italia anche il monologo Chiedimi se sono di turno, in cui racconta gli 11 anni da infermiere all’ospedale di Legnano, tra gli anni ‘70 e ‘80. È quindi una persona vicina al lavoro di Sacra Famiglia, che conosce da tempo e per cui ha accettato di realizzare la speciale serata benefica del 16 maggio, un’occasione per assistere a Funeral Home, e in più per contribuire ai progetti che Sacra Famiglia porta avanti a favore delle persone fragili.

La vendita dei biglietti (costo 30 euro) anche online, sul sito del teatro: https://www.cristallo.net/generic/seatsframe.php?sc=5055&sp=33292#seatsframe

Per rimanere aggiornati sulle modalità di acquisto e prenotazione potete rivolgervi a:

Teatro Cristallo, tel. 02.4580242

info@cristallo.net, www.cristallo.net

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Aiutaci a dare forza alla fragilità. Insieme facciamo fiorire la vita

Aiutaci a dare forza alla fragilità. Insieme facciamo fiorire la vita.

Oggi vi raccontiamo la storia di Salvina.

Scrivi meglio tu con gli occhi che io con le mani»: con queste parole l’educatore Paolo De Gregorio aveva convinto Salvatrice Candarella (per tutti Salvina) a scrivere il primo libro, intitolato Silenzio lacrime amore, in cui ha raccontato la storia della sua vita.

Nata 53 anni fa a Noto, in Sicilia, milanese d’adozione (si è trasferita al Nord a tre anni), Salvatrice è una mamma e una moglie felice quando, nel 2007, scopre di avere la SLA. Una doccia gelata per lei, il marito Pino e i figli Alessio e Luca (senza dimenticare mamma Carmela), che però non ha la forza di abbatterla. Tenace, anzi “testona”, come si autodefinisce, Salvatrice si aggrappa alla vita, alla famiglia, alle tante amicizie che non ha perso e anche alla sua grande autoironia e va avanti. Da nove anni Salvina vive nel Centro di Inzago di Sacra Famiglia, struttura specializzata nell’assistenza di persone con disabilità acquisite.

Per la festa della mamma, fai un dono speciale a Salvina: cure e assistenza necessarie per poter abbracciare sempre i suoi figli.

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“Abbracciamo l’acqua” nel Centro Diurno Disabili di Cocquio Trevisago

“Abbracciamo l’acqua” nel Centro Diurno Disabili di Cocquio Trevisago.

Oggi vi raccontiamo del bellissimo progetto “Abbracciamo l’acqua” avviato da alcuni mesi presso il Centro Diurno Disabili di Cocquio Trevisago.

L’attività nasce dal desiderio di poter garantire ai nostri ospiti stimoli e proposte rispondenti ai loro bisogni e nel contempo superare i limiti che la pandemia ci ha costretto a subire.

Partendo dal presupposto  che l’acqua è sicuramente un elemento facilitatore della relazione e permette una condivisione emotiva ed esperienziale, che offre stimoli per migliorare il tono dell’umore e può favorire un incremento di benessere e autostima ma soprattutto determina effetti  psicomotori terapeutici quali  il rilassamento muscolare, la diminuzione degli spasmi muscolari ,l’incremento dell’ampiezza dei movimenti delle articolazioni, il miglioramento della tonicità e della resistenza muscolare si è deciso di posizionare una piccola ma funzionale piscina idromassaggio all’interno della struttura.

Sono state contattate alcune aziende del territorio (Termoteam srl di Ternate, Bang&Clean Italy di Varese, Moris italia srl di Brebbia, Idrokalor termoidraulica di Comerio e lo chef. Daniele Leone) alle quali è doveroso volgere un sentito ringraziamento, che ci hanno permesso l’acquisto di quanto necessario.

Il progetto ha preso avvio nel mese di luglio aprendolo sia agli ospiti con gravi disabilità che a quelli più autonomi.

L’attività, gestita direttamente dal personale operante al Centro Diurno Disabili prevede l’allestimento di un angolo in penombra, con musica rilassante di sottofondo. Gli operatori garantiscono inoltre attenzione alla cura del sé e al mantenimento delle autonomie.

attività Centro Diurno Disabili di Cocquio Trevisago

A distanza di alcuni mesi il bilancio è assolutamente positivo e i rimandi positivi dei ragazzi hanno fatto sì che “Abbracciamo l’acqua” sia diventata una delle attività maggiormente richieste dai nostri ospiti.

Eccone alcuni esempi: Ornella G. affetta da disturbi psichiatrici riesce a contenere il suo disturbo caratterizzato da pensieri ossessivi e atteggiamenti stereotipati, si lascia trasportare dall’acqua e comunica: “l’acqua mi coccola”. Assume un tono della voce pacato e movimenti rilassati accettando il contatto con l’operatore, diversamente dalla quotidianità.
Andrea L. il cui deficit è legato ad una disabilità acquisita, in acqua è in grado di muovere gli arti che normalmente sono molto rigidi.
Francesca P. affetta da autismo, in acqua contiene i suoi agiti stereotipati mostrando piacere nell’attività e socializzando con le compagne.

Molti altri hanno affrontato la paura dell’acqua vincendola e manifestando nel tempo il desiderio di partecipare all’attività.

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Michele è allegro e scherzoso. Gli piacciono tantissimo le feste e il baskin

Michele è allegro e scherzoso. Il suo piatto preferito sono gli spinaci, come Braccio di Ferro, ma il suo personaggio preferito è Topolino!

Michele compirà 23 anni a luglio e dal gennaio 2021 vive nella struttura residenziale che accoglie disabili nella sede di Intra di Sacra Famiglia, con altri 19 compagni.

Michele soffre di una malattia genetica multisistemica rara, la sindrome di Cornelia de Lange e di un’insufficienza mentale. Quando viveva in casa manifestava spesso crisi aggressive di difficile gestione, per questo la famiglia ha dovuto chiedere un aiuto più concreto a Sacra Famiglia.

Oltre due anni fa Michele è arrivato al Centro Diurno di Sacra Famiglia per poi trasferirsi nella Struttura Residenziale per Disabili dove con il gruppo di lavoro, composto da educatori, operatori, infermieri e medici, sta portando avanti un progetto di vita molto importante di rafforzamento delle autonomie, di maggior consapevolezza di sé e di recupero delle relazioni con mamma, papà e fratelli.

Michele adora uscire a fare passeggiate e ama le gite che sta facendo anche grazie al progetto “Vite in prospettiva. Relazioni, autonomia e salute per ripartire insieme” finanziato da FONDAZIONE CRT. Gli piacciono tantissimo le feste e da quando, covid permettendo, sono state ripristinate le attività sportive nella comunità, partecipa sia al baskin (un’innovativa attività sportiva che si ispira al basket, ma con caratteristiche peculiari) sia al GSH dove può praticare diverse attività sportive adattate.

Michele è dispettoso con i suoi compagni, ma anche allegro e scherzoso. Il suo piatto preferito sono gli spinaci, come Braccio di Ferro, ma il suo personaggio preferito è Topolino!

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AUTISMO. UN POMERIGGIO AL COUNSELING

AUTISMO. UN POMERIGGIO NEGLI AMBULATORI DI SACRA FAMIGLIA

Mikael, Manfredi, Nicholas. Storie diverse, un unico obiettivo: crescere e imparare abilità utili alla vita. Il Counseling per l’autismo di Sacra Famiglia li accompagna nel percorso, con un metodo efficace in dialogo costante con scuola e famiglia.

Oggi siamo nella nuova sede del Counseling per l’autismo di Sacra Famiglia a due passi dalla Stazione Centrale. Qui sono attivi dopo una lunga e accurata preparazione, gli ambulatori per l’autismo che prenderanno in carico diversi bambini e ragazzi con diagnosi di sindrome dello spettro autistico, per iniziare con loro un percorso personalizzato di abilitazione insieme alla famiglia, alla scuola e a tutto il loro ambiente di vita.

Tre brillanti operatrici, due psicologhe e una pedagogista, oggi accoglieranno tre utenti utilizzando il metodo ampiamente sperimentato di Sacra Famiglia, che punta a dotare ogni persona con lo spettro autistico di tutti gli strumenti necessari per affrontare la vita nel modo migliore possibile. «Una delle difficoltà di un ragazzo con autismo è provare empatia», spiega la dottoressa Christel Lorusso, psicologa, dopo aver visto il video con Manfredi, 14 anni, con sindrome di Asperger. «Per questo imparare, identificare e decodificare le emozioni è fondamentale».

Nella stanza adiacente, intanto, c’è anche Mikael, 9 anni, nato da genitori dello Sri Lanka, che adora costruire case con il lego e viene aiutato dalla pedagogista Roberta Maria Luzzi a riconoscere a quale categoria appartengono le immagini riprodotte su tessere iconiche. Piccoli, importanti traguardi, nell’ambito di un lavoro costante che questi ragazzi affrontano con impegno e voglia di mettersi in gioco. In questo ambulatorio lavoriamo tanto per rispondere a un bisogno che cresce», spiega la dottoressa Lara Cazzanti, psicologa e Clinical manager della sede. «Tutti i minori che arrivano qui hanno una diagnosi di autismo e hanno incontrato in precedenza la responsabile del Servizio Counseling di Sacra Famiglia, Paola Ferrazzi, che insieme a un altro psicologo ne raccoglie la storia, in dialogo con la famiglia. Qui si svolge la valutazione vera e propria, nel corso di 5 incontri, che servono a verificare le abilità del bambino e a stabilire obiettivi da raggiungere attraverso un lavoro su misura per ciascuno, con un training individualizzato. Non ci sono standard uguali per tutti, se non quelli che definiscono la qualità del nostro operato». Caratteristica dell’approccio di Sacra Famiglia è, infatti, la presa in carico globale della persona con interventi che puntano ad abilitare, non solo nel contesto ambulatoriale, ma in ogni ambito di vita. Per questo i percorsi seguono una logica di rete e comprendono interventi al domicilio, consulenze e colloqui con la famiglia, e un continuo raccordo con le insegnanti nella scuola frequentata dal bambino.

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Ecco il piccolo Nicholas, 7 anni, il terzo utente di oggi. Il suo arrivo nell’ambulatorio di counseling si sente dal fondo del corridoio: un sorriso che non finisce più. Tre ragazzi, età diverse e storie diverse, punti di partenza unici ma un obiettivo comune: essere accompagnati verso la realizzazione di sé, verso una vita che sia il più possibile come quella di tutti gli altri. Perché si sa che da soli è tutto più faticoso, se non impossibile.

«Quando ho notato che Nicholas si comportava in modo strano non riuscivo a capirlo», racconta mamma Daisy, originaria del Perù. «Pensavo che i suoi accessi di rabbia fossero capricci, che si isolasse perché dovevo spesso affidarlo ad altri per lavorare. Poi mi sono fatta aiutare dalle terapiste e ho imparato ad avere le giuste reazioni, a calmarlo, a non farmi prendere dallo sconforto. E anche lui adesso è sereno». Un’esperienza simile a quella di mamma Simona, origine siciliana e colori normanni, in onore dei quali ha chiamato il figlio Manfredi, che definisce «fuori dagli schemi, molto intelligente, con interessi particolari». Bravissimo a scuola (è al primo anno di Liceo Artistico), al rap preferisce classici pop come Brian Adams e Laura Pausini, non gli piace il calcio ma adora il teatro. Insomma, un adolescente unico, con tante potenzialità. Con lui, il percorso cambia ancora: si lavora per sviluppare le abilità sociali. «Fin da piccolo preferiva la compagnia degli adulti a quella dei coetanei», continua Simona, «e ha qualche difficoltà a fare amicizia. Ha bisogno di imparare alcune pratiche quotidiane, come fare il letto e cucinare, e il valore dei soldi: per lui non contano, non hanno significato. Fa parte della sua singolarità». Per questo gli operatori di Sacra Famiglia, come per Mika e Nicholas, contatteranno presto gli insegnanti e parleranno con loro, fedeli al metodo Counseling. Il tempo è finito, è ora di andare via. Uscendo, Manfredi accetta di fare una foto con la mamma (tanta roba per un 14enne!), e lei lo guarda orgogliosa. «Comunque», sottolinea Simona prima di andare a casa, «io scelgo ancora mio figlio. Lo scriva: io scelgo lui, così com’è».

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Sono Luis e amo realizzare marionette colorate al Centro Diurno di Intra

“Sono Luis e amo realizzare marionette colorate” nel Centro Diurno di Sacra Famiglia.

Luis ha 15 anni, vive con la sua mamma sul Lago Maggiore e a gennaio del 2021 è arrivato nel nostro Centro Diurno di Intra, a causa di comportamenti problema frequenti e aggressivi.

In questo anno Luis ha lavorato molto con il gruppo di lavoro composto da Teresa, Livia, Cinzia e Pasquale, con cui ha instaurato un bellissimo rapporto. Il suo atteggiamento è migliorato molto sia nella relazione con la mamma, che nel contesto sociale, soprattutto a scuola, dove finalmente è in grado di stare da solo con gli insegnanti, senza la sua mamma, per qualche ora e sempre in maniera più adeguata.

Luis ama realizzare marionette colorate con cui improvvisa storie e brevi dialoghi, è la sua attività preferita al Centro Diurno ed è davvero molto bravo e creativo.

Luis ha inoltre una spiccata predisposizione per i device e la tecnologia. È un nativo digitale e lo si vede dalla sua abilità nel ricercare immagini e districarsi con i tablet. Proprio grazie a questa sua abilità, i suoi educatori, grazie al progetto “Vite in prospettiva. Relazioni, autonomia e salute per ripartire insieme” finanziato da @Fondazione CRT, hanno pensato per lui alcune sessioni di training con schede didattiche, attraverso la piattaforma WordWall, che offre giochi interattivi e attività molto stimolanti. Il tablet ha permesso a Luis di comunicare le proprie esperienze ed emozioni attraverso l’utilizzo della tecnologia.

Il prossimo obiettivo di autonomia che Luis e l’équipe del Centro Diurno si sono posti è di aumentare i tempi di separazione dalla mamma, incrementare e recuperare le autonomie e capacità relazionali perse per via dell’isolamento dovuto al COVID e fare in modo che Luis possa passare sempre più tempo con i suoi coetanei nei contesti di aggregazione quali scuola e centro diurno.

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APANews

“Salute in movimento” porta avanti il metodo APA

APA_Salute in movimento

Cosa aspetti a muoverti? Sostieni “Salute in movimento”.

“Salute in movimento” è il progetto con cui Sacra Famiglia prevede di adottare in tutte le residenze il metodo APA-Attività Fisica Adattata, una vera e propria “terapia di vita” per le persone fragili, che ha integrato negli anni l’esperienza sul campo di cura della disabilità, anche grave e gravissima.

In Sacra Famiglia crediamo che il movimento sia salute per tutti e a tutte le età, ma soprattutto che sia vita per le persone fragili. Se assistite con competenza e passione, attraverso il movimento infatti possono ritrovare il senso delle giornate nelle residenze, mantenere le abilità residue e riscoprire la gioia della relazione con gli altri.

Quattro sono le fasi di presa in carico e personalizzazione del percorso terapeutico:

1. Valutazione clinica

2. Valutazione funzionale e la progettazione,

3. Avvio e il diario di équipe,

4. Monitoraggio trimestrale.

Un percorso fatto di continui aggiornamenti terapeutici ed educativi: ciascuna attività infatti è definita dopo un’attenta valutazione multidimensionale realizzata da un’equipe multidisciplinare. Gli ospiti partecipano a sedute bisettimanali di 75 minuti ciascuna, che prevedono esercizi di resistenza, rinforzo muscolare, equilibrio e flessibilità. Questi momenti diventano anche occasioni ricreative con forti benefici in termini di equilibrio psichico e di socializzazione.

L’obiettivo di Sacra Famiglia è estendere Salute in Movimento a tutti gli ospiti che possono beneficiare dell’attività fisica, sia disabili che anziani, e siamo a buon punto: oggi sono 200 gli ospiti coinvolti in 12 residenze e centri diurni di Cesano Boscone, ma entro quest’anno prevediamo di arrivare a 250 ospiti in 20 residenze e centri diurni, per raggiungere, entro il 2023, ben 700 ospiti in tutte le sedi.

Per realizzare tutto questo, però, abbiamo bisogno di attrezzature specifiche per le residenze (spalliere, lettini, carrucole e tavole propriocettive, palle di spugna, saturimetri, etc.) e di formare in modo professionale gli educatori.

Per aiutarci è possibile diventare partner di Salute in Movimento, in modo da partecipare a un progetto innovativo di vita e di ricerca, unico ed esclusivo, di grande impatto.

Chiedi informazioni!

Scrivi a: donazioni@sacrafamiglia.org

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