«Mi avete insegnato un altro modo di amare la vita»: il grazie di suor Adriana

09 ottobre 2026

La superiora delle Suore di Santa Maria Bambina è stata destinata altrove. Pubblichiamo il suo saluto e diamo il benvenuto a suor Anna, chiamata a succederle nel servizio in Fondazione

Suor Adriana Fornoni

C’è chi le chiama coincidenze, chi “segni”, chi fa spallucce e non ci crede, ma è impossibile non pensare a qualcosa più di un caso considerando che il 9 ottobre 2024 fu il primo giorno in cui suor Adriana Fornoni mise piede nella comunità delle Suore di Santa Maria Bambina di Sacra Famiglia, a Cesano Boscone, e il 9 ottobre 2026 è il giorno in cui inizia il proprio servizio in un’altra casa dell’Ordine, tra Bergamo e Brescia.
Suor Adriana è stata in Fondazione due anni come Superiora, e al termine di questo periodo insolitamente breve (“ma c’era tanto bisogno dove sono ora”, ci dice) ha scritto un saluto che pubblichiamo quasi integralmente, perché esprime con sincerità e parole autentiche quello che può capitare a chi si accosta a Sacra Famiglia con occhi aperti e cuore libero oltre che, come nel caso di suor Adriana, con il compito di rivivere la stessa identità del fondatore. Per questo, a lei va il grazie di tutta la Fondazione.

Cosa si “porta via” dalla Sacra?

La domanda che le abbiamo fatto è stata «cosa si porta via da questi due anni in Sacra Famiglia», e la risposta non poteva che partire dai volti e i nomi dei ragazzi: «Porto via i tanti sorrisi ricevuti, la semplicità, la vivacità e la serenità dei tratti, i gesti usati nel comunicare, la gioia e la voglia di vivere che ho vissuto nei tanti incontri, l’entusiasmo espresso durante le feste quando ci trovavamo insieme per una merenda», scrive suor Adriana. Ma non solo: allargando lo sguardo, «porto via una nuova visione della vita che mi avete insegnato, una vita bella, segnata da incontri belli con le persone che ho avuto modo di conoscere, negli incontri occasionali e semplici che lasciano in cuore pace, dolcezza che a volte all’esterno è difficile trovare».

Una partenza colma di gratitudine

«Accanto a voi ho imparato un altro modo di amare la vita, ho capito che servono poche cose, serve esserci e abitare dentro questa realtà con gesti semplici: ascolto del cuore e accoglienza calda», scrive ancora suor Adriana. «Serve rinunciare a progetti grandiosi purché l’altro sia visto e messo al centro delle nostre attenzioni». E conclude: «Vado via con il cuore grato per quanto ricevuto: uno stile di vita che fa nuova ogni cosa. Sapete scuotere le coscienze: noi, sazi di tutto e a volte scontenti perché mancanti sempre di qualcosa, voi felici con il poco che è tutto! Questo fa la differenza.  Sacra Famiglia è una realtà viva, la gioia è di casa e dà gusto alla vita, i nostri ragazzi ci insegnano che con poco si fa festa. Un abbraccio virtuale a tutti».

Benvenuta suor Anna

«È come un grande paese: si cammina e c’è sempre qualcuno che saluta, che incrocia lo sguardo. Per ora ascolto, giro, entro nei reparti dove ci sono le suore: voglio conoscere». Così suor Anna Follador, la nuova Superiora, (nella foto qui sotto) racconta i suoi primi passi in Sacra Famiglia, di cui aveva sentito parlare spesso senza esserci mai stata.

Nata 69 anni fa a San Vito al Tagliamento, primogenita di sei figli, cinque femmine e un maschio, ha vissuto a Udine fino ai 29 anni, quando ha deciso di entrare in convento. In quegli anni ha lavorato dapprima nell’azienda dei genitori, che produceva surgelati, e in seguito nella gelateria di famiglia. A Cesano Boscone arriva da Brescia, dove si è fermata per un breve periodo, ma alle spalle ha un lungo cammino: vent’anni nella casa generalizia di Milano e 13 a Venezia, prima nel convitto universitario e poi nel carcere femminile della Giudecca dove, a proposito di coincidenze, prese il posto di suor Adriana, come accade di nuovo oggi in Sacra Famiglia.

«Qui c’è tanta vita», dice ancora. «Ho il desiderio di entrare in questa vita, di starci, e poi si vedrà. Non era previsto che venissi qui, non me lo aspettavo, ma si vede che era questo posto che aspettava me».

Suor Anna Follador

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