L’autismo è sempre più associato ad altri disturbi neuropsichiatrici

01 aprile 2026

Nei servizi di Sacra Famiglia l’autismo si accosta sempre più ad ansia, Adhd e disturbi ossessivi. Nuove sfide cliniche affrontate attraverso il “Metodo della prospettiva”

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Dal 2007, ogni due aprile, l’Assemblea generale della Nazioni Unite celebra la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, un momento dedicato all’analisi di una condizione umana che si sta evolvendo e presentando in forme sempre differenti. Sacra Famiglia — da anni protagonista nello studio di quella che viene chiamata anche Sindrome di Kanner (dal nome del primo psichiatra a usare il termine autismo per definire questa patologia nel 1943) — si unisce a queste riflessioni osservando un fenomeno importante: la crescita della presenza contemporanea di più disturbi nello stesso soggetto.

“Un concetto nuovo e sempre più diffuso”, rivela Monica Conti, Direttore della Direzione Servizi Innovativi per l’Autismo, che nella struttura di Cesano Boscone gestisce quotidianamente l’evoluzione di questi casi. “Ad oggi assistiamo 550 giovani ogni anno, un dato in aumento, suddivisi tra lo sportello di Counseling (460 ragazzi) e i tre centri diurni (90 ospiti). È facile notare come ognuno di loro viva in uno stato di comorbidità”. Un contesto particolare, in cui allo spettro autistico si accostano sintomi come l’Adhd (disturbo da deficit di attenzione e iperattività), tratti borderline — caratterizzati da cambiamenti d’umore estremi e irritabilità — e il disturbo ossessivo-compulsivo, che spesso porta a mettere in atto comportamenti ripetitivi per placare l'ansia.

Il rigore scientifico incontra la visione umana

In un panorama in continua evoluzione, Sacra Famiglia ha l’obiettivo di unire il rigore scientifico a una visione profondamente umana, creando un ponte tra chi soffre e chi cura. “Se la maggiore difficoltà di chi possiede questa diagnosi è interpretare gli stati d’animo e i messaggi altrui”, spiega Conti, “la soluzione risiede nel Metodo della Prospettiva, noto anche come “perspective taking”. Non puntiamo solo ad empatizzare, ma ad assumere il punto di vista di chi ci sta di fronte, decifrandone anche i piccoli segnali di malcontento, come il disinteresse o la noia”.

Quotidianamente, 50 professionisti tra operatori, educatori e psicologi applicano questa modalità di cura "su misura". Il primo pilastro del metodo è decifrare il “funzionamento sensoriale specifico”, ovvero il modo in cui la persona abita il mondo. È un tassello fondamentale che riguarda il sistema nervoso e gli stimoli ambientali: nello spettro autistico, questi stimoli possono essere fraintesi, causando comportamenti insoliti che richiedono una lettura attenta.

Trasformare le “fissazioni” in uno strumento educativo

“Capita spesso che gli interessi delle persone autistiche vengano visti come punti negativi o ripetitivi, ma sta a noi inquadrarli nella maniera più umana possibile”. Sacra Famiglia si impegna nell'identificazione dell'“interesse prevalente”, dando importanza a passioni spesso considerate limitanti. Valorizzare una “fissazione” permette al soggetto di sentirsi protagonista, superando la fatica relazionale tipica della patologia.

“Se a un giovane piacciono i treni”, esemplifica Monica Conti, “un educatore organizzerà un pomeriggio a tema per farlo vivere in una condizione in cui può esprimere a pieno le proprie potenzialità”. In questo modo, l'umanità dei servizi trasforma una dinamica apparentemente negativa in uno strumento educativo e di condivisione.

Oltre le parole: la “modalità di comunicazione soggettiva”

Questa capacità di assumere la prospettiva altrui si riflette anche nella “modalità di comunicazione soggettiva”. Per creare un confronto costruttivo, gli operatori si concentrano sui “segnali minimi”, che sono richieste non verbali espresse attraverso piccoli gesti che l'équipe deve essere pronta a cogliere.

Infine, fondamentale è la “soluzione sintomatica”, che si impegna a dare un senso a comportamenti stereotipati come lo sbattere dei piedi o i movimenti ripetuti. Questi gesti, infatti, aiutano la persona a percepire la propria presenza fisica nel mondo.

Si delinea così un approccio unico che abbraccia tre dimensioni: quella percettiva (legata alla visione del mondo e ai rapporti sociali), quella cognitiva (che valuta le diverse abilità di elaborazione) e quella emotiva (focalizzata sulla gestione dei sentimenti).

“È questa unicità a caratterizzare il lavoro di Sacra Famiglia”, conclude Monica Conti. “Uniamo un approccio scientifico di cura a una dimensione umana profonda, capace di offrire una visione alternativa e non standardizzata a chiunque si rivolga a noi in cerca di aiuto”.

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