Con queste parole l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha concluso la Via Crucis oggi in Fondazione Sacra Famiglia a Cesano Boscone. Un appuntamento, quello con gli ospiti e gli operatori di Sacra Famiglia, che monsignor Delpini non manca mai di onorare da molti anni, proprio nel giorno che la Chiesa consacra al ricordo della passione e morte di Gesù. Il gesto della Via Crucis è molto sentito nella Fondazione, e ogni anno il cortile della chiesa diventa il luogo in cui si ripercorre il cammino del Calvario attraverso otto “stazioni” animate dalle diverse Unità e Uffici.
Una ricorrenza che quest’anno assume un significato particolare, visto che stiamo celebrando il 130esimo anniversario della creazione di questa grande casa, in cui oggi vivono stabilmente oltre 600 persone, e in cui ne entrano altre 400 tra utenti dei Centri Diurni, degli ambulatori, dei servizi di riabilitazione e dell’ospedale.
La Via Crucis, un appuntamento molto sentito in Sacra Famiglia
Un popolo che soffre? Anche. Ma soprattutto, come ha sottolineato il presidente di Sacra Famiglia monsignor Bruno Marinoni, “un popolo che si immedesima in quello che Cristo ha patito ma per poi rinascere, quindi la Via Crucis con l’Arcivescovo rappresenta per tutti coloro che vivono e lavorano in Sacra Famiglia un momento di grande gioia”. Ad accompagnare il rito c’era anche la particolarissima compagnia di chierichetti di Sacra Famiglia, un gruppo unico nella Diocesi di Milano, composto da 8 adulti con disabilità: Alfredo, Carlo, Nello, Amedeo, Gerri, Francesco, Rita, Rosa ogni domenica indossano le vesti bianche e animano la celebrazione con i loro sorrisi e il loro impegno. E oggi hanno scattato una bellissima foto ricordo con l’Arcivescovo Mario.
“Gesù risponde a tutte le domande sulla condizione in cui ci si può trovare, in qualsiasi momento”, ha detto monsignor Delpini al termine della Via Crucis. “Ecco, non sono solo, lui è qui, con me, ha provato quello che provo io e ha continuato ad amare e mi rende capace di amare. Questo è il modo in cui noi possiamo vivere queste ricorrenze, come i 130 anni della Sacra Famiglia”, ha concluso, “perché festeggiare significa anche che nella storia ci sono stati uomini che di fronte alle sofferenze hanno capito che Gesù è qui e rende capaci di amare”.