Grande partecipazione e forte senso di appartenenza. È quello che si percepisce guardando entrare i dipendenti indiani di Sacra Famiglia e le loro famiglie nella chiesa della sede di Cesano Boscone, per la celebrazione della Messa del Giovedì Santo nella loro lingua d’origine. Uomini, donne e bambini s’incamminano all’interno della chiesa e prendono posto sulle panche davanti all’altare, in attesa che don Giorgio Pallai, il cui nome è Nijo Pallai, inizi la funzione. È un momento solenne e molto atteso, lo si capisce dallo sguardo dei presenti, che hanno organizzato tutto con la massima cura. Di fronte all’altare, sulla sinistra, tre persone reggono ciascuna un microfono e sono chine su un tavolino sopra cui sono appoggiati i testi dei canti sacri. Coordinandosi tra loro intonano i versi, che rendono ancora più intensa l’atmosfera.
Don Giorgio Pallai e la Chiesa Siro-Malabarese
Questo momento di raccoglimento viene organizzato da diversi anni per le famiglie della comunità indiana della Fondazione e sono stati proprio i dipendenti e suor Antonia a invitare don Giorgio a celebrare la Messa del Giovedì Santo. Nato nel 1984 a Irinjalakuda nel Kerala, stato situato sulla costa tropicale indiana del Malabar, don Giorgio è arrivato in Italia nel 2023. Il primo ottobre 2025 è stato nominato Primo Cappellano Siro-Malabarese di Milano dall’Arcivescovo Mario Delpini e da allora svolge un compito fondamentale: la sua missione è sostenere e consolidare la comunità di migranti indiani, aiutando i fedeli della Chiesa Siro-Malabarese (una Chiesa cattolica orientale indiana), a celebrare i riti. La prima e la terza domenica di ogni mese don Giorgio celebra la messa con questo rito nella parrocchia Beato Antonio Rosmini e una volta al mese fa lo stesso a Varese. «Quando sono arrivato i fedeli erano sui 200, ora sono circa 450 di cui 350 sono adulti e un centinaio bambini. Il mio compito è dare loro tutti i sacramenti della nostra tradizione, per non perderla», spiega don Giorgio Pallai, che vive in un appartamento della parrocchia Maria Regina Pacis di Milano. Per svolgere questo incarico visita diverse Diocesi ed è proprio così che è entrato in contatto con Sacra Famiglia, conoscendo diversi dipendenti indiani e suor Antonia, arrivata nel 2020 nella Fondazione.
Suor Antonia, un punto di riferimento per la comunità indiana di Sacra Famiglia
Nata nel 1983 nel Tamil Nadu, stato nel Sud dell’India, suor Antonia si è trasferita nel 2011 in Italia, stabilendosi nella casa cardinalizia di Milano presso il Santuario di Maria Bambina. Lì ha svolto vari lavori, come studiare e insegnare l’italiano, oltre a occuparsi di ordinare e distribuire alle sorelle gli abiti religiosi. Il suo ingresso in Sacra Famiglia risale al periodo del Covid-19, quando ha cominciato a fare la volontaria grazie a una superiora che le aveva fatto conoscere la Fondazione portandola una domenica a Cesano Boscone per la Messa. Da allora la suora ha cominciato a venire qui ogni domenica, per occuparsi dei minori con disabilità del Santa Maria Bambina. Un impegno che ha deciso poi di consolidare diventando Asa e trasferendosi presso la Residenza sanitaria per disabili (RSD) Santa Rita, dove lavora tuttora. Suor Antonia è una parte viva della comunità indiana e in questi anni si è sempre data da fare per sostenere i suoi connazionali che lavorano nella Fondazione nelle necessità di tutti i giorni. «Ho aiutato una persona a trovare una casa in affitto, altre due a comprarla. Capita anche che delle famiglie italiane mi dicano che hanno un letto, una sedia o un tavolo in più. Allora chiedo se c’è qualcuno che ne ha bisogno. Faccio questo piccolo servizio di carità», spiega.
Un legame speciale con Sacra Famiglia
Sia don Giorgio sia suor Antonia hanno un legame speciale con Sacra Famiglia e quando ne parlano si percepisce affetto nelle loro parole. «È un posto dove mi sento come a casa», racconta il primo, «Fra’ Raffaele mi ha accolto come un fratello e quando sono andato nella casa delle suore sono stato ben accolto, come un figlio. Mi hanno invitato a prendere il caffè e abbiamo parlato molto insieme». Un senso di appartenenza che viene ribadito anche dalla suora: «Le mie sorelle tengono a me come se io fossi una figlia perché sono più giovane di loro. Nel mio lavoro e nella vita che ho scelto sento la presenza del Signore. Dove lavoro le persone non riescono a esprimere i propri bisogni, sono io che devo capirli e imparo tanto da loro». Quello svolto da don Giorgio e da suor Antonia è un ruolo fondamentale per tenere unita una comunità che altrimenti non avrebbe un punto di riferimento. E proprio grazie al loro costante impegno si riescono ad organizzare importanti momenti di aggregazione e condivisione come la Santa Messa in Sacra Famiglia. Momenti per sentirsi parte di qualcosa di unico e speciale.