Sacra Famiglia: il Giubileo finisce, la speranza continua

07 gennaio 2026

Un articolo del presidente di Fondazione, monsignor Bruno Marinoni, che traccia un bilancio di questo anno straordinario che ha visto entrare in Sacra 5000 pellegrini

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È terminato in questi giorni un anno speciale per la sede di Cesano Boscone di Sacra Famiglia, che è stata meta di molti Pellegrini di Speranza in quanto chiesa Giubilare insieme ad altre in Diocesi di Milano.

È stato un tempo di grazia per i circa 5.000 pellegrini, ma anche per chi abita nella struttura ed ha visto questo flusso costante. La partecipazione è stata nelle forme più diverse attraverso moltissimi singoli e ben 43 gruppi organizzati provenienti soprattutto dalla Diocesi di Milano, ma anche da Piemonte e Veneto. Grazie alla preziosa sollecitudine e disponibilità dei frati Capuccini presenti in Sacra Famiglia, è stato possibile anche organizzare 4 momenti giubilari: un Giubileo degli Operatori sociosanitari (30 marzo), il Giubileo delle Famiglie (22 giugno), il Giubileo dei Volontari (16 novembre) e, a seguire, Il Giubileo di tutte le 20 sedi di Sacra Famiglia (18 novembre).

L’opportunità che abbiamo voluto far sperimentare è stata quella di una preghiera che rivivesse le tappe fondamentali proposte a livello universale (il segno della croce con acqua santa, l’adorazione dell'Eucaristia, l’ascolto della Parola, la preghiera davanti al crocifisso e un gesto di carità), ma nello stesso tempo facesse assaporare il clima e lo stile di quei fragili che accoglievano i pellegrini nella loro casa. In particolare, abbiamo voluto significare l’accoglienza attraverso due doni che caratterizzano la Fondazione da circa 130 anni: un video e una mostra fotografica.

Video: “La Casa della Speranza” Pochi minuti, ma molto intensi che descrivono lo stile di vita e la ricchezza che è custodita nei nostri ambienti. Un luogo di cura che diventa casa, e che permette a chiunque si avvicini di cogliere il valore del tempo in modo totalmente diverso da ciò che vive la società. Il tempo è un mistero che scorre, e che normalmente ci mette a disagio perché i momenti belli scappano veloci e le fatiche si misurano in un’attesa interminabile. Le persone che vivono in questa grande casa ci hanno insegnato un segreto che custodiamo nel cuore, che cerchiamo di realizzare e che sussurriamo anche a tutti coloro che ci vengono a trovare: il tempo è lo spazio che ci è dato per prenderci reciprocamente cura gli uni degli altri.

Non ci sono quelli che fanno la carità e quelli che la “subiscono”, ma ci sono uomini e donne che decidono di condividere un tratto della loro vita in modo più o meno intenso, e così spendono momenti, affetti, desideri che li accomunano e li rendono reciprocamente parte integrante della loro vita. Il tempo della cura non è semplicemente una prestazione più o meno generosa, ma è l’esercizio di quella virtù mai sufficientemente apprezzata che è la pazienza. Tale atteggiamento arricchisce la storia di ciascuno, nel momento che non si riduce a una sopportazione, ma esprime quel desiderio di assumere i tempi e i modi di chi ci sta vicino: solo camminando con il più lento si assaporano valori, parole e volti che altrimenti sfuggirebbero alla nostra frenesia. La scommessa già vista più volte nella nostra Fondazione è scoprire come l’altro ha delle attenzioni inaspettate nei tuoi confronti, che riesce ad esprimerti solo se gli si concede il suo tempo.

Una mostra fotografica: “Non dimenticarti” Se il tempo è il luogo della pazienza che ci permette la condivisione, il ricordo diventa gratitudine e forza per il futuro. Abbiamo proposto i volti di alcuni pazienti con Alzheimer immortalati da una nostra operatrice, Marianna Sambiase, che raccolgono l’esigenza di trattenere le storie e le esperienze che il tempo sembra distruggere. L’affetto, la vita vissuta insieme ci trasforma in portatori di questa memoria attraverso quella condivisione che trasforma il nostro stile di vita. I volti e le persone che sono nelle braccia del Padre non le potremo mai dimenticare, se abbiamo loro permesso di toccare la nostra vita e di interrogarla: una frase, un sorriso, un episodio... I nostri operatori più “stagionati” non smettono mai di raccontare quel tratto di vita che hanno catturato e che ha dato forma alla loro generosità.

Per questi motivi e per tanti altri che non possiamo ora descrivere, siamo convinti che la Speranza continua a rimanere viva nelle nostre relazioni. Il Giubileo che è terminato è stato certamente l’ennesima opportunità che Dio ci consegna per apprezzare il dono della vita di tutti, anche dei cosiddetti fragili.

Mons. Bruno Marinoni

Guarda il video "La Casa della speranza" su YouTube

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