I 130 anni di Sacra Famiglia sul Corriere della Sera

10 marzo 2026

Il Presidente Monsignor Bruno Marinoni ripercorre in un articolo sul quotidiano le tappe che hanno portato Fondazione a diventare la più grande organizzazione sociosanitaria in Lombardia nel settore della disabilità e dell'assistenza agli anziani

Corriere-Buone-Notizie

Quest’anno Fondazione Sacra Famiglia compie 130 anni, ma si mostra come tante persone attempate: tradite dalle loro rughe e dal bianco dei capelli, quando però ti guardano e ti sorridono, fanno trasparire la loro vitalità, la loro energia e la bellezza di essere diventate sagge attraverso il crogiuolo del tempo e della fatica che non risparmia mai nessuno. I motivi per fare gli auguri sono tanti. Sacra Famiglia si mostra ancora promettente nei sogni che da tempo sono diventati realtà. Sogni che erano negli occhi e nel cuore del fondatore, don Domenico Pogliani, quando guardò i primi quattro ospiti che bussavano alla sua porta e li volle ospitare a casa sua. Sogni che in brevissimo tempo divennero realtà al punto che alla sua morte gli ospiti erano 600, ma alla morte del suo successore 3.400 e oggi assistiamo ad un vero e proprio miracolo: Sacra Famiglia, con 2.200 professionisti e 600 volontari, accoglie e cura 57.600 persone l’anno tra anziani, minori e adulti con disabilità complesse.
Sacra Famiglia in questi 130 anni non  è diventata sterile: girando per le strutture dove si intuiscono sofferenze, tragedie e smarrimento, si raccolgono serenità, comprensione e vita. Lo stupore che si riconosce in chi entra per la prima volta nasce dal paradosso per cui in un luogo di fragilità si incontrano persone che non si fanno compatire e che non attendono che tu gli porga la mano o che gli mostri un sorriso caritatevole, ma hanno voglia di condividere un tratto di strada insieme e ti mostrano tutta la loro singolarità.

Sacra Famiglia, da 130 anni la casa dei più fragili

Ma qual è il segreto per proseguire sul solco dei fondatori? Il primo segreto è che ognuno si senta a casa. Don Pogliani, sentendosi pastore e padre dei suoi parrocchiani, si imbatte nel dramma della disabilità che si assommava a quello della povertà: famiglie numerosissime che avevano la loro unica ricchezza nella forza di lavorare dei propri figli, davanti ad un bambino o una bambina fragile non potevano che disperarsi. Ecco allora l’intuizione semplice, ma straordinariamente efficace, di guardare negli occhi il bisogno:  caro Antonio, cara Gertrude non preoccupatevi perché ora avrete una famiglia straordinaria che si preoccuperà per voi perché ve la meritate, la famiglia di  Gesù. Don Domenico decise di dare loro un tetto, un piatto caldo, ma soprattutto di garantire un focolare dove sentirsi a casa. Non semplicemente servizi, ma relazioni.

Il valore della relazione

All’interno di questa casa ancora oggi non si gioca di ruolo. Spesso si parla di inclusione, ma tale categoria già di suo è discriminatoria e ha come presupposto che qualcuno sia escluso. In Sacra Famiglia la relazione diventa il vero balsamo che accarezza la vita e le fragilità che tutti portano con sé: utenti, operatori, familiari, volontari, benefattori, tutti sono accomunati da una diversa fragilità che non deve essere necessariamente denunciata. Tutti sono invece chiamati a percorrere un tratto di strada con le proprie ferite, le proprie gioie, le proprie delusioni, i propri successi. Solo facendo questa esperienza di condivisione senza pregiudizi, si scopre la bellezza della reciproca appartenenza: l’altro diventa prezioso perché è parte di un tratto della propria vita che è passata e che è stata “consumata” insieme. Quanti operatori si incontrano in un lavoro così logorante che raccontano e si commuovono per alcuni loro compagni di viaggio che ora non sono più nel loro reparto.

L'unicità della persona

Centotrent’anni sono davvero tanti se si pensa a come è cambiata la percezione della fragilità: lo “scemo del paese” e lo storpio di un tempo hanno trovato nomi e sensibilità diverse. Sacra Famiglia li considera da sempre preziosi agli occhi di Dio e degli uomini, e questa consapevolezza si traduce in gesti di delicatezza quotidiana che pochi hanno il privilegio di raccogliere. Quando la parola non diventa più lo strumento di comunicazione, quando il ragionamento non trova il conforto di un confronto è la cura del corpo che manifesta questo mistero: le carezze, il vestito in ordine, la pettinatura sempre rinfrescata. Gesti non previsti nel mansionario, ma fondamentali perché chiunque possa sentirsi speciale.
Sacra Famiglia merita la riconoscenza di chi riconosce, cioè collega un volto, un gesto, un’esperienza a una persona e alla sua unicità. Siamo custodi fieri di questa unicità e alimentiamo la presunzione di poterla insegnare alla Chiesa e al mondo non tanto perché ne siamo i detentori, ma testimoni privilegiati di quanto si vive in un contesto.

Leggi l'articolo

Notizie, storie e progetti