Un prete che faceva sorridere. Così l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha ricordato in Duomo mons. Domenico Pogliani, pochi giorni dopo il decreto del 24 ottobre con cui papa Leone XIV ne ha riconosciuto le virtù eroiche, dichiarandolo venerabile.
Nell’omelia pronunciata nella solennità di Ognissanti, l’Arcivescovo è partito dalla folla immensa dei martiri descritta nel libro dell’Apocalisse, a proposito della quale uno degli anziani chiede a san Giovanni da dove vengano. Riproponendo la stessa domanda, ha risposto che alcuni santi vengono da Milano, una terra in cui la santità si è espressa nella vita «della gente per bene che si appassiona a fare il bene e riesce a convincere molti a fare il bene».
Per mostrare come questa vocazione prenda forma nella vita di tutti i giorni, l'Arcivescovo ha scelto tre milanesi vissuti in epoche diverse - Carlo Acutis, Marcello Candia e Domenico Pogliani - e ha immaginato che ciascuno di loro si rivolga a una parte della città.
Pogliani era «un prete come sono i preti milanesi, dedicato e intraprendente», ha osservato. Aggiungendo che proprio l'attenzione per la sua gente lo spinse ad avviare nel 1896 l'opera di accoglienza che porta il nome di Sacra Famiglia. Secondo l'Arcivescovo, Pogliani parla ai preti, che a volte si sentono stanchi per il troppo lavoro, scoraggiati e in pensiero per il futuro, ma parla poi a tutti i cristiani impegnati, ai quali confida quanta gioia abbia trovato «nel far sorridere quelli che nella Sacra Famiglia hanno trovato casa».
Quella gioia aveva una sorgente, vedere Dio, e una strada per arrivarci, che Delpini ha descritto come «il cuore puro, sincero, che prova compassione per gli altri e non pensa a sé stesso ma alla gioia degli altri». Una gioia che, 130 anni dopo, non si è ancora spenta e che l’Arcivescovo ha potuto toccare con mano tutte le volte (e sono tante) che è venuto in Sacra Famiglia.