Ci sono esperienze che restano. Capita, anche a distanza di mesi, di rincontrare uno studente che chiede notizie di una persona conosciuta in struttura: ricorda un nome, una battuta, un momento insieme. È da questa capacità di lasciare un segno che prende vita il progetto che da quattro anni Fondazione Sacra Famiglia porta avanti nella sede di Cocquio Trevisago, insieme ad alcune scuole superiori del territorio di Varese.
L'obiettivo è semplice ma importante: avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro sociale, far conoscere le professioni di cura e regalare loro un'esperienza di incontro con le persone con disabilità. L'iniziativa nasce dall'intuizione dell'educatore Cristian Inclimona, che ha saputo coinvolgere nel tempo diversi colleghi della sede: «Ogni anno ascoltiamo i bisogni formativi delle scuole e costruiamo una proposta che possa essere utile agli studenti, ma anche coerente con il nostro modo di lavorare», racconta Christian. «L'idea è accompagnarli a mettersi alla prova in un contesto sociale, guidati da strumenti e figure professionali. Non solo raccontare, ma far sperimentare».
Un progetto che coinvolge due scuole del territorio di Varese
Il progetto coinvolge l'Istituto Edith Stein di Gavirate e la scuola Einaudi di Varese, nell'ambito dei percorsi dedicati ai servizi alla persona; con l'Einaudi la collaborazione coinvolge diverse classi, dalla seconda alla quinta, con proposte pensate su misura a seconda dell'età e del percorso scolastico. Con l'Edith Stein, invece, il lavoro è rivolto soprattutto alle quinte, in un momento carico di attese: quello della scelta dopo la maturità.
Le finalità, infatti, cambiano insieme ai ragazzi: alcuni devono essere accompagnati alla scoperta di percorsi professionali poco conosciuti, altri semplicemente alla conoscenza della Fondazione, trasformandola in uno spazio di formazione, di dialogo e di orientamento.
"Ciak", 70 studenti alla scoperta della web serie "Tito e Sibilla"
Una delle proposte più interessanti è il laboratorio itinerante, tra i banchi, con cui gli educatori e alcuni ospiti delle residenze presentano le attività della sede, tra cui il progetto "Ciak" che ha dato vita alla web serie "Tito e Sibilla". Dopo la visione dei video, i ragazzi vengono coinvolti in un confronto con gli ospiti–attori e in brevi flash di training teatrale, una metodologia che si riassume nel fare insieme, creare relazione, e incontrarsi attraverso l'esperienza. Quest'anno il percorso ha coinvolto circa 70 studenti delle quinte.
Ad aprile, inoltre, la Fondazione ha portato nelle scuole diverse figure professionali: educatori, infermieri, chinesiologi e operatori sociosanitari hanno raccontato il proprio lavoro, il proprio percorso e la specificità dell'intervento nel campo della disabilità.
Ne è nato uno scambio aperto, fatto di domande, curiosità e riflessioni sia sulle competenze, sia soprattutto sul senso di professioni che mettono al centro la relazione, la cura e la responsabilità. Durante gli incontri è stata presentata anche la possibilità del servizio civile volontario, un'occasione per mettersi alla prova in un contesto formativo.
L'open day della sede di Cocquio Trevisago: tante attività per gli studenti
Un momento molto significativo è stato l'open day della sede di Cocquio Trevisago, rivolto alle classi quinte di Gavirate e Varese. I ragazzi sono stati accolti con un primo momento dedicato alla storia dell'ente e alla sua identità, poi sono stati introdotti al momento esperienziale: suddivise in piccoli gruppi, le classi hanno visitato i laboratori e preso parte ad attività, come il progetto "Tirati su", dove i ragazzi danno vita a un bar e sperimentano alcune modalità di comunicazione aumentativa; sono stati accompagnati nei laboratori di terapia occupazionale e negli atelier, dove hanno visto il telaio e le altre attività manuali, e infine hanno visitato la stanza multisensoriale, dedicata alla stimolazione propriocettiva e sensoriale. «Venire in struttura fa la differenza», sottolinea Inclimona, «perché fa passare dalla parola ai fatti, dalla teoria alla concretezza. I ragazzi si sono appassionati e ci hanno detto che vorrebbero tornare per conoscere meglio la nostra realtà».
Incontri che che creano relazioni autentiche
Tra tutti, l'aspetto più prezioso è proprio la memoria che questi incontri lasciano. «A distanza di tempo capita di incontrare ragazzi che ricordano le persone conosciute qui», racconta Inclimona. «Chiedono se c'è ancora un ospite, ne ricordano le caratteristiche e il nome. Questo dice molto: le relazioni restano».
La prospettiva, ora, è quella di rendere il percorso ancora più stabile. La novità in vista del prossimo anno scolastico è l'attivazione di un PCTO, il percorso per le competenze trasversali e l'orientamento, che a partire da settembre permetterà ad alcuni studenti di frequentare con continuità la sede di Cocquio, anche per avvicinare nuove energie al mondo dei servizi alla persona. Il tema dell'orientamento si intreccia infatti con un bisogno sempre più evidente: far conoscere ai giovani le professioni sociali e socio-sanitarie, in un momento in cui la ricerca di personale rappresenta una sfida per molti enti del settore.
«Gli studenti prendono qualcosa da noi, ma anche noi prendiamo qualcosa da loro», conclude Cristian. «Il loro sguardo, le loro domande, la loro curiosità ci aiutano a rinnovare ogni volta il senso di quello che facciamo».
Guarda qui sotto il primo episodio della web serie "Tito e Sibilla":