Docenti per un giorno: una lezione di vita, coraggio e relazioni

02 marzo 2026

Gli ospiti della RSD della sede di Inzago, insieme all’educatore Paolo De Gregorio, sono saliti in cattedra e hanno raccontato le loro storie agli studenti del corso ASA del Centro Formazione Sacra Famiglia

ASA Incontro Ospiti Inzago

È stata una lezione diversa dal solito quella a cui hanno partecipato gli studenti dei corsi ASA del Centro Formazione Sacra Famiglia. Infatti, questa volta non c’era un docente a tenere la lezione, bensì alcuni ospiti della RSD di Inzago, insieme all’educatore Paolo De Gregorio. Altri ospiti, Salvina, Giancarlo e Giada, si sono invece collegati da remoto e tutti e sei hanno condiviso le proprie storie, profonde e diverse, grazie alle quali i corsisti hanno compreso l’importanza di guardare alla disabilità con una nuova prospettiva.

Gli ospiti della RSD di Inzago e le loro storie

Valerio, con il suo sarcasmo contagioso, ha raccontato dell’incidente in moto che nel 1999 lo ha reso disabile. Una vicenda drammatica, ma non l’unica della sua vita; purtroppo, alcuni anni dopo, ha affrontato anche un ictus che lo ha portato sulla carrozzina. Poi è stato il turno di Umberto, che ha parlato della sua spina bifida, con la quale convive dalla nascita. È un uomo a cui piacciono le sfide: un tempo non era a suo agio a parlare in pubblico, ora ha superato la paura. Ludmilla ha poi spiegato di essere stata aggredita durante un tentativo di furto e che, da quel giorno, la sua quotidianità è cambiata in modo radicale. Dal suo racconto è emersa la forte paura iniziale, ma anche la riconquista della fiducia grazie al sostegno di operatori e professionisti. Il grande lavoro degli operatori e l’importanza del sorriso.  Dopo ha preso la parola Giancarlo, che convive dal 2006 con la SLA e dal 2012 utilizza la carrozzina. Grande tifoso della Fiorentina, Giancarlo non ha perso la voglia di scherzare, nonostante le difficoltà e la fatica di tutti i giorni: «Siete dei santi perché date una mano a noi che non abbiamo autonomia. Poi tra di voi c’è anche chi ha difetti… tipo chi è juventino!”. Salvina, che partecipa alle attività teatrali della RSD, ha ricordato l’importanza dell’approccio e dell’atteggiamento degli operatori: «Portate i vostri migliori sorrisi. Un sorriso apre le porte alla relazione e aiuta a sdrammatizzare». Infine Giada, anche lei nella compagnia teatrale “Gli Scarrozzati”, ha preferito non entrare nei dettagli dell’incidente che le ha cambiato la vita, ma ha comunque condiviso con tutti un messaggio profondo: «La vita è bella e va vissuta con gioia; ma basta un attimo, una distrazione o un comportamento imprudente per stravolgerla. Serve attenzione».

Le riflessioni dei futuri operatori ASA

Dopo gli interventi degli ospiti di Inzago, gli studenti hanno espresso alcune considerazioni maturate nel corso della lezione. Per esempio, Raffaella ha ribadito l’importanza del sorriso per chi lavora nell’ambito della cura della persona, Gian Luigi e Leila si sono invece soffermati sul fatto che spesso le persone con disabilità vengono viste solo attraverso la loro fragilità, mentre bisognerebbe guardare la persona. «A volte, senza volerlo, si rischia di vedere con pietismo o con una forma di distanza chi ha delle disabilità», ha spiegato Leila. Anche Svetlana, che ha origini ucraine come Ludmilla e che è stata invitata da quest’ultima ad andare a trovare, ha riflettuto su un tema fondamentale, cioè su quanto contino davvero le relazioni.

La formazione che forma persone, non solo professionisti

L’importanza di incontri come questo la sottolinea Paolo De Gregorio: «Quella di oggi è una delle attività per noi più significative: insieme al teatro, alla radio e alle interviste, permette ai ragazzi di diventare davvero protagonisti. Ripeto sempre una cosa per chiunque operi nel sociale, come lavoratore o volontario: il nostro compito è anche quello di essere un ponte, uno strumento che li collega (gli ospiti, ndr) al mondo esterno. È stata una lezione che ha insegnato molto sia agli-ospiti docenti sia ai futuri operatori ASA. Un’intensa lezione che ha dimostrato come la formazione di un futuro operatore assistenziale o socio sanitario non possa limitarsi agli aspetti tecnici. Competenza significa anche saper ascoltare, osservare, comprendere ciò che non viene detto, costruire fiducia e accompagnare con rispetto e umanità. È in questo equilibrio, tra sapere e saper essere, che nasce la cura più vera».

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