Chi nasce con una grande passione e riesce a trasformarla nel proprio lavoro ha una luce diversa negli occhi, la luce di chi ha trovato il proprio posto nel mondo. Così è successo a Giancarlo Di Prisco, 60 anni, originario di Gaggiano (MI). A 11 anni comincia a suonare il pianoforte e non smette più, nemmeno quando gli arriva la diagnosi e scopre di avere il Parkinson. «Mi sono messo a piangere, ma solo perché temevo che mi si fermassero le dita e non potessi più suonare», racconta lui.
La passione oltre la malattia
La storia di Giancarlo è indubbiamente particolare e straordinaria, ma la sua condizione è simile a quella di tante altre persone che convivono con la stessa malattia. All'improvviso la vita può venire stravolta da una diagnosi e la forza interiore e la passione possono diventare il motore per reinventarsi. Ma non si può mai prescindere dalla sensibilizzazione e dalla ricerca. Proprio per questo, anche per il Parkinson è stata istituita una giornata mondiale l'11 aprile, nel giorno della nascita del suo scopritore, il medico James Parkinson nato a Londra nel 1755.
La patologia a Giancarlo ha tolto molto, come dicevamo, ma non la musica. Da quando ha scoperto di essere malato, vive nella residenza Santa Teresina di Sacra Famiglia, dove continua a suonare il pianoforte tutti i giorni, anche se con un ritmo e un tempo diverso. A volte riesce persino a esibirsi insieme a Leonardo e Gianni, ex compagni della sua band "I Bassifondi". Per non parlare delle sessioni di rock-punk che svolge insieme al musicoterapista Stefano Betta.
Una nuova casa in Sacra Famiglia
Secondogenito di quattro figli maschi, Giancarlo lascia la scuola, l'ITIS, per inseguire il suo sogno: diventare un musicista. Un sogno che riesce a realizzare grazie alla determinazione e al carisma che lo contraddistinguono. Comincia a suonare nei piano bar vicino a casa e in poco tempo mette insieme un gruppo di amici con cui si esibisce la sera nei locali della zona, mentre di giorno alle feste di matrimonio. Lavora anche come commesso in un negozio di strumenti musicali, finché non si accorge di camminare in modo strano e si sottopone a dei controlli.
Sono tante le cose che gli mancano della vita di prima: le serate nei club con la band, i matrimoni e le notti passate a pescare al mare sul suo gommone. Ma in Sacra Famiglia ha trovato una nuova casa, dove non si sente mai solo e può continuare a coltivare la sua passione. «Qui sto bene», spiega Giancarlo, «anche se mi mancano gli amici: pensavo di averne cento, non era così. Ma gli educatori sono bravissimi, suono e, insomma, sono vivo».