Malcontento sul posto di lavoro, stress e rischio burnout da parte degli operatori. Sono solo alcuni dei segnali a cui il responsabile di una RSA o RSD deve prestare attenzione, campanelli d’allarme da non sottovalutare per evitare che gli ospiti delle strutture subiscano maltrattamenti. «Sono segnali invisibili di cui l’organizzazione può non accorgersi, ma sono fondamentali per fare prevenzione», spiega Fabrizio Cavanna, 57 anni, educatore e formatore sociosanitario che il 6 maggio ha tenuto presso il Centro Formazione di Sacra Famiglia il corso “Maltrattamento o sistemi maltrattanti”, in collaborazione con Uneba Lombardia. Il corso era rivolto a direttori, coordinatori, responsabili di servizi, manager di RSA, HR, educatori, psicologi, OSS, ASA e infermieri.
Il confine tra lavorare bene o male
In cattedra insieme a Cavanna c’era Barbara Cirivello, avvocato e formatore in ambito sociosanitario, che ha spiegato i risvolti legali riguardanti i casi di maltrattamento nelle strutture.
Durante il corso, il dottor Cavanna ha fornito l’esempio di un atteggiamento tipico da non sottovalutare: «Dei segnali possono essere i momenti in cui una persona non si sta più rendendo conto del suo lavoro, ma sta entrando in un loop da catena di montaggio e non distingue più il confine tra il lavorare bene o male». Azioni che, ovviamente, hanno un impatto diretto sugli utenti e sul loro benessere e che si traducono in rischi psicologici per loro, perdita della dignità, violenza e abusi.
Come agire in presenza di fattori di rischio
Ci sono però diverse azioni che l’organizzazione può mettere in atto una volta individuati i fattori di rischio, per evitare che questi si trasformino in situazioni nocive per gli anziani e le persone con disabilità che vivono nelle RSA e RSD. «Si può fare formazione, organizzare convegni per parlarne e promuovere campagne di sensibilizzazione, oltre alla prevenzione interna: analisi dello stress lavorativo, controlli a campione nelle strutture, venire incontro alle esigenze degli operatori e riorganizzare le strutture interne andando verso un concetto di cura lenta che rispetti anche i tempi del malato», aggiunge Cavanna.
L’importanza del benessere dell’operatore
Secondo il formatore sociosanitario diventa dunque fondamentale intercettare i bisogni di chi lavora in queste strutture, ripensare i sistemi di welfare e garantire un sano contesto lavorativo. Di questi temi se ne parla solo quando è ormai troppo tardi e si sono già verificate situazioni spiacevoli. Ma il miglior modo per evitare che succedano è accorgersi per tempo che qualcosa non sta funzionando e trovare una soluzione.