Una platea attenta e numerosa, riunita nella sala di rappresentanza del Museo Diocesano, ha assistito il 2 marzo alla presentazione in anteprima della mostra “Non dimenticarti”, con fotografie di Marianna Sambiase, Enrico Zuppi e Gianni Berengo Gardin, in cartellone fino al 3 maggio. Un evento annunciato da giorni, e deciso per dare risalto cittadino e diocesano all’anniversario dei 130 anni di Fondazione, che fino a dicembre sarà celebrato con una serie di iniziative fuori e dentro Sacra Famiglia. Ma perché proprio questa mostra, proprio ora? «Perché la nostra vocazione è prenderci cura di chi resta invisibile agli occhi del mondo», ha spiegato durante l’incontro il presidente Monsignor Bruno Marinoni, «con uno spirito unico che trasforma la dedizione quotidiana in una narrazione condivisa. Per noi gli ospiti – ma forse dovrei dire padroni? Alcuni sono con noi da cinquant’anni… - non sono numeri ma volti che chiamiamo per nome, come fa anche Marianna rendendoli presenti come non mai nelle sue fotografie».
Dopo i saluti della direttrice del Diocesano Nadia Righi, che ha sottolineato come la mostra si inserisca perfettamente nel filone di attenzione alla persona e al suo mistero che il Museo porta avanti da sempre, la curatrice Giovanna Calvenzi, una delle più importanti photoeditor italiane, ha dato il giusto risalto al lavoro di Marianna Sambiase e a quello degli altri fotografi esposti: «Abbiamo l’opportunità di mettere a confronto tre sguardi differenti, ma complementari», ha spiegato. «Le fotografie di Marianna sono preziose perché nascono da una dimensione di profonda relazione. In questi scatti non c’è solo un’estetica, ma la testimonianza di chi già conosce e abita il mondo che ritrae». E del perché questa conoscenza sia così autentica e profonda ha parlato Silvia Buttaboni, direttrice dell’Area Anziani, descrivendo il metodo che Sacra Famiglia mette in atto nei confronti degli anziani con demenza, e che «chiede all’operatore uno sguardo allenato a cogliere le sfumature e le potenzialità che restano, anche quando la malattia avanza. I malati non smettono di essere persone: noi lo sappiamo, ma ora vogliamo anche dirlo a tutti».
Molto significativa, infine, la collaborazione tra due enti diocesani come Sacra Famiglia e il Museo, a testimonianza di come cultura e il valore della persona siano in realtà due volti della stessa missione. «Museo Diocesano e Sacra Famiglia sono due attività che esprimono entrambe l’amore che la Chiesa vuole continuare a trasmettere», ha concluso il Presidente del Museo Diocesano, Monsignor Luca Bressan. «Un Museo senza Sacra Famiglia sarebbe molto più povero e astratto, e Sacra Famiglia diventa più ricca collaborando con realtà come questa».
La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle 18.00 (ultimo ingresso 17.30) e i biglietti sono acquistabili sul sito dei Chiostri di Sant’Eustorgio.