Il piacere della tavola è un diritto di tutti, anche di chi soffre di disfagia

02 ottobre 2026

Sacra Famiglia, insieme a UNEBA Lombardia, ha fatto il punto sulla gestione di questa patologia in un convegno dedicato

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Mangiare non significa soltanto nutrirsi, ma sedersi a tavola, condividere un momento di socialità e ritrovare il piacere dei sapori. Per molte persone anziane o con disabilità, però, l'atto stesso di deglutire può diventare una sfida difficile. Si tratta della disfagia, un disturbo della deglutizione che altera il normale transito di cibi e liquidi verso lo stomaco. Se trascurato o non gestito correttamente, rischia di compromettere la salute e la serenità di chi ne soffre, aumentando il pericolo di soffocamento o malnutrizione.

Proprio per affrontare questo problema e confrontarsi tra specialisti, Sacra Famiglia ha ospitato presso il proprio Teatro di Cesano Boscone il convegno "Disfagia: un rischio da prevenire e gestire", organizzato in collaborazione con UNEBA Lombardia. L'appuntamento ha riunito medici, infermieri, direttori e operatori del settore per condividere le strategie più efficaci di cura e assistenza.

Un'attenzione che parte dall'osservazione e dal valore della tavola

Come ha ricordato durante l'incontro Gianluca Giardini, Direttore Servizi Sanitari e Cure Intermedie della Fondazione, la disfagia va ben oltre la patologia clinica: tocca il piacere e la centralità, nelle proprie giornate, del mangiare. Prendersi cura delle persone che ne soffrono richiede prima di tutto sensibilità e uno sguardo attento, per proteggere la loro qualità di vita e garantire un pasto sicuro senza mai privarle del piacere di stare a tavola.

In questo contesto, la sicurezza nasce prima di tutto dal lavoro di squadra. Dalla cucina alle équipe assistenziali nei reparti: chi prepara il piatto, chi lo serve e chi assiste l'ospite lavorano insieme per cogliere ogni piccolo segnale di difficoltà, come un colpo di tosse improvviso o un qualsiasi problema durante la deglutizione.

L'intervento specialistico: menù dedicati e gestione dei liquidi

Ma queste attenzioni quotidiane, per quanto fondamentali, non bastano da sole: serve l'intervento mirato degli specialisti. Attraverso le valutazioni cliniche di medici e logopedisti, i menù nelle strutture vengono adattati alle reali capacità di ciascuno. Le pietanze cambiano consistenza, diventando morbide e cremose, pur mantenendo un aspetto invitante e un buon sapore.

Per quanto riguarda i liquidi, che rappresentano una delle criticità maggiori perché più difficili da gestire per chi ha problemi di deglutizione, si utilizzano addensanti specifici in polvere o gel. Questi prodotti modificano la viscosità dell'acqua e delle bevande, rallentandone il flusso e permettendo all'ospite di idratarsi in totale sicurezza, riducendo drasticamente il rischio che possano "andare di traverso".

L'impatto nascosto dei farmaci sulla deglutizione

Un argomento affrontato durante il convegno riguarda l'interazione tra terapie farmacologiche e deglutizione, un aspetto spesso sottovalutato. Ben l'87% degli anziani in residenze sanitarie assistite assume regolarmente farmaci che possono influenzare negativamente la funzionalità del cavo orale e dell'esofago.

In particolare, terapie come i neurolettici e gli antipsicotici (ma anche farmaci anticolinergici) possono causare xerostomia, ovvero una forte riduzione della saliva che impedisce la corretta formazione del bolo alimentare, alterare la coordinazione motoria o ridurre lo stato di attenzione, rendendo insicura la deglutizione.

Per questo motivo, in Sacra Famiglia si presta un'attenzione particolare alla gestione della terapia: quando un ospite ha difficoltà a deglutire una compressa, si evita tassativamente di triturarla o spezzarla a caso, un'abitudine pericolosa che rischia di alterare o annullare l'efficacia del principio attivo o di danneggiare la mucosa esofagea. Si preferisce invece valutare insieme al medico formulazioni alternative sicure, come sciroppi, gocce o vie di somministrazione dedicate.

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