Psicomotricità, quando il gioco e il movimento diventano terapia

26 gennaio 2026

L'intervento riabilitativo di Sacra Famiglia si rivolge ai bambini dai 0 ai 6-7 anni che incontrano ostacoli durante la crescita, come disgrafia, disturbi della coordinazione motoria, ritardo del linguaggio e ritardi cognitivi

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Disgrafia, disturbi della coordinazione motoria, ritardo del linguaggio, ritardi cognitivi, disturbi dello spettro autistico o immaturità dello sviluppo. Sono gli ostacoli che i bambini possono incontrare durante la crescita, ostacoli che necessitano di un percorso mirato per essere superati. Fondazione Sacra Famiglia risponde con il Servizio di riabilitazione per l’età evolutiva, il cui obiettivo è individuare il prima possibile i disturbi dello sviluppo e intervenire per garantire il benessere del minore. Tra questi, Fondazione offre percorsi di psicomotricità, basati su un progetto riabilitativo individuale costruito partendo delle esigenze di ogni piccolo paziente. La caratteristica del servizio è l’utilizzo del gioco e del movimento come metodo terapeutico.

La neuropsichiatra infantile Francesca Bitto con un giovane paziente durante una seduta di psicomotricitàLa psicomotricitàAbbiamo chiesto alla dottoressa Francesca Bitto, 43 anni, Neuropsichiatra infantile, di parlarcene: «La psicomotricità è un intervento riabilitativo rivolto ai bambini dai 0 ai 6-7 anni, quindi in età prescolare o inizio scuola primaria. Ci sono poi interventi psicomotori rivolti a bambini più grandi, che riguardano l’area della motricità fine e grafomotricità, cioè la riabilitazione della scrittura». Come accennato, per ogni bimbo viene costruito un progetto ad hoc, sulla base dei suoi bisogni. «Prima di cominciare un percorso individuale, il bambino viene visto dal neuropsichiatra infantile, che fa una valutazione clinica. Il neuropsichiatra condivide poi le informazioni con noi, il quadro clinico e gli obiettivi di trattamento», spiega la dottoressa Bitto, che lavora presso i Servizi di riabilitazione ambulatoriale e domiciliare di Sacra Famiglia. Sullo svolgimento del percorso, Bitto aggiunge: «Le prime sedute sono osservative, si lascia che il bimbo si muova liberamente per farlo abituare a entrare nella stanza di terapia e a seguire le indicazioni del terapista, come togliersi le scarpe, mettere le calze antiscivolo e restare per tutto il tempo della seduta». Questi primi incontri servono a decidere se confermare gli obiettivi di trattamento o se sono necessarie delle modifiche. Stabilito questo si può cominciare il percorso riabilitativo, che prevede diverse attività a seconda della problematica.
Disturbi motori, disturbi di motricità fine e problematiche di tipo cognitivo«A chi ha disturbi motori facciamo fare attività motorie», precisa la dottoressa Bitto, «percorsi motori utilizzando cerchi, mattoncini, ostacoli. Così potenziano la forza, l’equilibrio e la coordinazione». Discorso diverso per chi ha disturbi di motricità fine, in questo caso i giochi proposti sono, ad esempio, infilare le perline in una stringa o fare piccole costruzioni. La dottoressa si sofferma poi sulle problematiche di tipo cognitivo: «In questo caso facciamo fare giochi come le carte e il Gioco dell’oca. Ogni gioco aiuta a stimolare una competenza: contare, riconoscere immagini, appaiarle, classificarle». Le stanze dove si pratica la psicomotricità sono diverse e quasi tutte hanno la spalliera. Altre attrezzature che si possono usare sono dei grossi cuscini, i cerchi, la palla Bobath, palline di varie dimensioni e altro ancora. «Seguiamo le preferenze del bambino per decidere le attività e, man mano che vengono raggiunte le competenze, le nostre proposte diventano sempre più articolate», chiarisce la dottoressa Bitto. Un percorso di psicomotricità dura in genere due o tre anni, due volte a settimana per 45 minuti ogni seduta. 
Per maggiori informazioni si può chiamare lo 02 67745335 o mandare una email a riabilitazione@sacrafamiglia.org

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