Porte aperte, dall'inizio. La storia di Sacra Famiglia

27 ottobre 2026

Intervista al professore Enrico Palumbo: dalle intuizioni di don Pogliani all'accoglienza a Cesano Boscone, la nascita di un luogo per tutti

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Perché chi vive in Sacra Famiglia è chiamato ospite? Come mai i ricchi milanesi l'hanno sostenuta? Chi sono stati gli uomini che l'hanno difesa? Quando rischiò di sparire? Ecco le risposte a queste ed altre domande. E la spiegazione del perché "l'Istituto" in realtà era il luogo meno chiuso della sua epoca.

C'è un cancello, a Cesano Boscone, che per oltre un secolo è rimasto aperto: non per distrazione o debolezza, ma per una scelta precisa e rivoluzionaria: chi viveva nella Sacra Famiglia - non importa se invalido, malato, orfano o povero - poteva uscire quando voleva, perché don Domenico Pogliani era convinto che non si trattasse di un recluso da segregare, bensì di un ospite da accogliere e lasciare libero di restare. Una sensibilità che anticipava di decenni il dibattito sulla deistituzionalizzazione, e che ebbe pure il suo prezzo amaro, visto che qualcuno scappava e qualcuno veniva ritrovato morto nei canali. Eppure la porta restò aperta. Abbiamo chiesto allo storico Enrico Palumbo, professore presso la IULM di Milano e autore del volume "Super Omnia Charitas" sulla storia di Sacra Famiglia, di raccontarci come un ospizio nato nella miseria sia diventato, paradossalmente, il luogo meno chiuso della sua epoca. enricopalumbo_news

Partiamo dall'origine. Perché un prete di una certa età (per l’epoca), cagionevole di salute e abituato alle rassicuranti volte del Duomo decide di occuparsi di poveri e invalidi a Cesano Boscone?
Tutto nasce da una sproporzione che Pogliani si ritrova davanti agli occhi: mentre a Milano le opere di assistenza abbondavano, perché i nobili destinavano le loro sostanze alla carità cittadina, il Contado era indietro di decenni. Nascere invalidi in città o in campagna significava imboccare due destini opposti, dato che in città le famiglie erano più benestanti ed esistevano già strutture cattoliche, mentre nelle campagne vigeva un sistema di pura sussistenza in cui perfino i sani faticavano a sopravvivere. È per colmare quel vuoto che Pogliani immagina un luogo per gli inabili, per i malati che pesavano sulle famiglie, per chi aveva disturbi psichiatrici non così gravi da finire in manicomio ma comunque difficili da gestire in casa. La sua vera cifra, però, è la visione: si muove in condizioni avverse, a partire dalla salute malferma, eppure realizza quasi alla lettera ciò che aveva immaginato, prefigurando nelle sue carte un ospizio dalle intuizioni sorprendentemente moderne. 

I ricchi milanesi perché lo aiutano?
Perché Pogliani offre loro qualcosa di concreto: in un'ottica paternalistica, ma sincera, i grandi filantropi e la nobiltà milanese cercavano un canale a cui affidare i propri lasciti, e la Sacra Famiglia diventa quel canale, capace di far convergere fondi su un progetto che funzionava. Il sostegno, però, non arriva soltanto dall'alto: attorno all'opera si formano gruppi di famiglie degli ospiti che ne diventano sostenitori. In anni più recenti, si stringe un legame fortissimo con i dipendenti, molti dei quali, una volta usciti, restavano e restano come volontari, tanto che esiste persino un'associazione di ex lavoratori di Sacra Famiglia. Segno che il rapporto è sempre andato ben oltre il contratto: è qualcosa di affettivo, personale.

Perché chi vive in Sacra Famiglia è chiamato "ospite"? Oggi questo termine dà un'idea di precarietà, ma non sembra affatto che allora fosse inteso in questo senso.
Pogliani ebbe l'intuizione di non trattare le persone che entravano nella struttura come pazienti o reclusi, ma di accoglierle come ospiti meritevoli di considerazione e di amore, la "charitas" del motto paolino dell'Istituto. È da questa stessa idea di dignità che discendono i cancelli aperti: se l'accolto è un ospite e non un recluso, la struttura non può che essere aperta. Il cancello, intendiamoci, c'è - solo serve a proteggere, non a trattenere, e sono due cose diverse, tanto che gli ospiti potevano uscire quando volevano. Resta comunque una sensibilità modernissima.

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