Michele Restelli: «L’esperienza e l’osservazione dei nostri ospiti ci hanno permesso di organizzare le nostre residenze rispettando le abitudini di tutti»
L’intervista al Direttore dei Servizi Disabili di Sacra Famiglia per approfondire il suo intervento al webinar della CEI sulla “Longevità in pratica: adattamenti che migliorano la vita”
Mercoledì 6 maggio, invitato dalla responsabile per la Pastorale delle persone con disabilità della CEI Suor Veronica Donatello, Michele Restelli ha partecipato alla seconda giornata, dedicata alla “Longevità in pratica: adattamenti che migliorano la vita”, durante una serie di incontri intitolati “Nessuno è da solo. Invecchiamento e disabilità: memoria, desiderio, relazione”.
La prassi nell’invecchiamento delle persone disabili
Una testimonianza, quella del Direttore dei Servizi Disabili, che ha evidenziato il lavoro della Fondazione Sacra Famiglia negli anni in materia di scelte organizzative e lavoro formativo relativo all’invecchiamento delle persone disabili. Nel dettaglio, sono stati portati all’attenzione dei partecipanti anche esempi reali, come la convivenza tra anziani e anziani disabili, mettendo a stretto contatto la realtà della RSD (Residenze Sanitarie Disabili) e RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali). La domanda da cui è nata la necessità di trovare una soluzione è stata “in quale forma di residenzialità collocare i disabili over 65”?
La prima opzione è stata “la convivenza tra anziano e disabile anziano”, che non ha trovato un responso positivo nelle famiglie dei primi, perché abitudini e storia non favorivano la convivenza. "Contemporaneamente, dall’altra parte, il sistema RSA, che privilegia l’assistenza e l’aspetto sanitario, nelle persone che conservavano autonomie creava disagio. I disabili anziani non desideravano essere trattati come pazienti. D’altronde, gli strumenti progettuali utilizzati in RSA e in RSD differiscono: il PAI - piano assistenziale individualizzato - un documento più sanitario dove si privilegia la cura dell’invecchiamento; il PEI – piano educativo individualizzato - valorizza l’aspetto educativo inerente la disabilità”.
Le soluzioni? “In RSA sono presenti disabili anziani, che vivono in un ambiente separato dagli altri anziani” e “nel 2015 le sei RSD nella sede di Cesano Boscone sono state riorganizzate in base alle tipologie di disabilità: 2 RSD dedicate alla disabilità grave e acquisita, 2 RSD dedicate ad autismo e disturbi comportamentali. Le due RSD rimanenti accolgono ospiti di cui, la maggior parte, con età superiore ai 65 anni”.
Non solo scelte organizzative
Ad accompagnare queste decisioni di tipo organizzativo-strutturale c’è una gestione dei dipendenti garantendo loro momenti di formazione e riflessione che permetta loro di rivalutare, singolarmente e con il gruppo, le azioni svolte. Gli strumenti utilizzati e le opportunità della vita quotidiana, per “continuare a dare significato alla vita. Questo metodo di lavoro permette alle nostre RSD di essere sempre in movimento, flessibili e capaci di rispondere ai progetti di vita delle persone accolte. Stare in movimento è un concetto organizzativo, un obiettivo educativo, che trova la sua esemplificazione nelle numerose attività svolte, ma in modo emblematico nell’Attività Fisica Adattata (APA). Per tutti coloro che lo desiderano, anche per chi ha fragilità complesse, i nostri chinesiologi, insieme a educatori e operatori, supervisionati anche da figure sanitarie, integrano la loro professionalità per dare opportunità di movimento alle persone disabili che invecchiano, adattando gli strumenti e le attività alla loro specificità di ciascuno".
In conclusione, secondo il Direttore dei Servizi Disabili di Sacra Famiglia Michele Restelli si è soffermato sull’importanza “del continuo confronto sui progetti di vita dei singoli, stabilendo la soluzione possibile migliore in quel momento”.